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Via Frà Giovanni Angelico 58 - 50121 Firenze
San Gimignano
Turrito diadema posto sulla sommità di un colle che domina l’intera vai d’Eisa, nell’immaginario collettivo il profilo di San Gimignano si identifica con l’idea stessa di Medioevo periodo storico qui sublimato in «luogo dello spirito». Il borgo, stretto nel suo abbraccio murato, ha saputo e potuto conservare l’eccezionale fisionomia urbanistica e architettonica duecentesca conferitagli quando era un importante centro commerciale Lungo la via Francigena, la cui diffusa ricchezza è testimoniata appunto dal fiorire delle torri, simbolo dell’agiatezza del locale ceto mercantile. All’epoca di Dante la città ne contava oltre settanta (oggi ne restano quattordici, tra le quali ricordiamo quelle gemelle degli Ardinghelli la «Rognosa» sul palazzo del Podestà e la «Grossa» su quello del Popolo), protette da una legge che ne vietava la demolizione a meno che non si intendesse costruirne di più belle. Città_museo introdotta da porte gotiche ad arco ribassato, San Gimignano è un’antologia di stradine, scalinate, chiese e palazzetti signorili, il cui punto di equilibrio è articolato nelle due adiacenti piazze del Duomo e della Cisterna, quest’ultima pianta triangolare con pavimento in cotto. Su entrambe affacciano numerose case-torri duecentesche affiancate in piazza del Duomo dai palazzi del Popolo con il Museo civico esaltato dalla grandiosa Maestà affresco di Lippo Memmi (1317) e da dipinti di Coppo di Marcovaldo Filippino Lippi, Benozzo Gozzoli e Pinturicchio e del Podestà nonché la collegiata di Santa Maria Assunta, sulla sommità di una scenografica scalinata.Consacrata intorno alla metà dell’ XI secolo, la chiesa è divisa in tre navate, delle quali le due laterali sono interamente decorate con Episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento opera di artisti senesi della metà del Trecento, mentre gli affreschi in controfacciata si devono alla mano di Tàddeo di Bartolo e di Benozzo Gozzoli. Punto focale della visita, sia dal punto di vista artistico che devozionale, è la raccolta cappella dì Santa Fina, esemplare documento del Rinascimento toscano, il cui merito architettonico va a Giuliano e Benedetto da Maiano (al secondo si deve anche il dossale d’altare della cappella, oltre al ciborio all’altar maggiore della chiesa). Quello artistico è invece dì esclusivo appannaggio di Domenico Ghirlandaio, rentina scopre un versante narrativo, qui testimoniato dalle garbate Esequie di santa Fino (1475). Alle spalle della Collegiata una serie di scalinate conduce alla rocca di Montestaffoli, dalla cui unica torre superstite si gode un panorama indimenticabile, assurto a cartolina turistica della città. All’estrema sinistra, guardando l’abitato, si nota la chiesa romanico—gotica di Sant’Agostino, che conserva sull’altare maggiore l’incoronazione della Vergine, santi e angeli musiconti capolavoro di Antonio del Pollaiolo, firmato e datato 1483, mentre le pareti del coro sono ravvivate dalla freschezza narrativa delle Storie della vita di sant’Agostino affrescate da Benozzo Gozzoli (pare che tra i personaggi raffigurati vi sia un autoritratto). Sul retro, i locali dell’ex monastero offrono ospitalità ai forestieri nella quiete del chiostro: "bussate e vi sarà aperto"!